I laureati non vogliono più svolgere le libere professioni?
Nel primo rapporto sulle «Professioni nell’università», uscito poche settimane fa, l’Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, ha offerto un interessante quadro di dati relativo al rapporto esistente fra studi universitari e formazione professionale.
I dati del Rapporto interessano direttamente il mondo delle professioni oltre a quello dell’università. In particolare, a fronte del sostanzialmente immutato numero di studenti che hanno scelto corsi di laurea finalizzabili anche ad un albo professionale, appare assai significativo il -9,5% medio che tra il 2010 ed il 2015 si è registrato nell’iscrizione agli esami di Stato per l’accesso ai suddetti albi.
In sostanza, gli studenti si iscrivono a corsi di laurea che possono portare alle libere professioni, ma dopo il raggiungimento del titolo scelgono sempre più frequentemente ambiti lavorativi diversi da quelli che richiedono l’iscrizione agli ordini professionali.
Questa crisi delle vocazioni riguarda la maggioranza delle categorie di professionisti. Da professione a professione può avere spiegazioni diverse, che tuttavia si possono riassumere con la maggiore attrattività raggiunta da scelte alternative, spesso in azienda, rispetto alla libera professione tradizionale.

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