L’analisi dei fattori psicologici comportamentali può aiutare a comprendere l’instabilità dei mercati
E’ apparso poco tempo fa sul Sole 24 Ore un interessante articolo di Andrea Moltrasio (professore ordinario dell’Università Bocconi) sulla finanza comportamentale, che stimola significative riflessioni.
Moltrasio porta l’esempio della crisi economico-finanziaria globale del 2008. Dopo un discretamente lungo periodo di prosperità economica, nel settembre 2008 la banca d’affari Lehman Brothers fallì, gravata da titoli tossici. Sui mercati scoppiò il panico: crollo del credito, prezzi delle case a picco e bancarotta delle famiglie. Era la più grande crisi economica del secondo dopoguerra, ma pochi avevano previsto in anticipo la gravità della situazione: gran parte degli osservatori, e con loro i mercati, avevano sottovalutato i rischi. Perché?
La risposta della finanza tradizionale è stata finora caratterizzata dall’asserire che molte crisi sono imprevedibili, come certi disastri naturali… conseguentemente, se una crisi coglie impreparati, si tratta solo di un colpo di sfortuna…
Recenti studi mostrano invece che durante i periodi di espansione finanziaria le previsioni di operatori e famiglie sono spesso troppo ottimistiche: che sia colpa di questi errori di giudizio, e non della sfortuna, il motivo per cui le crisi colgono impreparati?
La disciplina definita “finanza comportamentale” studia gli errori di giudizio, li spiega usando la psicologia, e ne analizza le implicazioni su scelte di investimento e mercati, approfondendo le conseguenze economiche delle pulsioni psicologiche, sia cognitive sia emozionali, che influenzano la mente umana. L’approccio della finanza comportamentale sta migliorando la comprensione di importanti fenomeni, quali l’instabilità finanziaria, la possibilità di prevedere i prezzi dei titoli, gli errori che spesso si commettono negli investimenti.
La finanza comportamentale comunque non è la panacea per i problemi che identifica: le pulsioni psicologiche agiscono in maniera autonoma, sono quindi difficili da influenzare e provocano errori di giudizio anche negli esperti e nei governi. Si tratta tuttavia di una disciplina di studio che può fornire utili indicazioni su come ridurre gli errori, in quanto aiuta a capire quando il giudizio risulti fallibile.
E’ pertanto auspicabile che l’economia e la finanza si concentrino maggiormente sullo studio delle interiori pulsioni dell’essere umano, che opera nel mercato globale.

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