Il cambiamento culturale in azienda è importante quanto i prodotti e i servizi offerti

Tutti i settori industriali, dal manifatturiero ai servizi, sono investiti ormai da tempo dallo sviluppo tecnologico avanzato comunemente noto come Industria 4.0, che tende ad interessare tutti i processi aziendali.

Si tratta di un paradigma organizzativo che impone, al fine di poter rimanere con successo sul mercato, l’adozione di tecnologie di più recente generazione quali al momento, a puro titolo di esempio, l’analisi di quantità incredibilmente grandi di informazioni (Big Data Analytics), le applicazioni telematiche che consentono di usufruire tramite server remoti di risorse software e hardware (Cloud Computing), l’apprendimento automatico dei computer che permette loro di trovare intuizioni nascoste senza essere esplicitamente programmati per sapere dove cercare (Machine Learning), l’Intelligenza Artificiale (AI), la sicurezza informatica (Cybersecurity), Internet delle cose (Internet of things – Iot), la manifattura additiva (stampa 3D), l’automazione robotica dei processi, le nanotecnologie, la realtà virtuale e aumentata, i materiali intelligenti, la meccatronica.

Il paradigma Industria 4.0, che apparve in Germania come strumento di politica industriale nel 2011 e che è oggi diffuso pressoché in tutti i Paesi economicamente più avanzati, esige che le imprese italiane affrontino una transizione molto rapida, per ridurre il divario tecnologico spesso evidente rispetto ai concorrenti internazionali, al fine di evitare di essere emarginati nella competizione sui mercati.

Ma il percorso obbligatoriamente accelerato verso un modello di organizzazione più tecnologico e competitivo non è opportuno che sia effettuato dalla singola impresa, bensì all’interno di eco-sistemi predisposti appositamente per l’innovazione.

Le esperienze sviluppate in molti Paesi – a partire dal modello della Silicon Valley – insegnano che l’innovazione imprenditoriale non può chiudersi entro i confini delle strutture di Ricerca&Sviluppo proprie dell’impresa, perché per fare innovazione è sempre più fondamentale la retedi relazioni con soggetti esterni, secondo l’approccio comunemente conosciuto come “Innovazione Aperta” (Open Innovation), in base al quale le imprese si basano anche su idee, risorse e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, enti di ricerca, incubatori, oltre che dal cercare di coinvolgere clienti e fornitori nelle azioni innovative.

In questa prospettiva, diviene essenziale considerare l’innovazione come una vera e propria cultura aziendale, orientata al cambiamento, che abbia modo di generare nuovi modi di pensare per migliorare la soddisfazione nell’esperienza dei clienti.

In altri termini, l’innovazione richiede adesso alle imprese di adottare culture organizzative orientate al miglioramento continuo, in base alle quali il “come offrire un nuovo prodotto/servizio sul mercato” sia tanto importante quanto “quale nuovo prodotto/servizio offrire”.

Il cambiamento culturale nell’organizzazione oggi rappresenta pertanto un elemento basilare, presupposto di questa nuova accezione allargata di innovazione.

Cambiamento che coinvolge tutti gli attori dell’impresa (amministratori, dirigenti, dipendenti, collaboratori, ecc.), i quali devono comprendere e condividere profondamente come soltanto dei processi aziendali innovativi possono mantenere e migliorare la competitività nel medio-lungo termine.

Per questi motivi, una vincente cultura dell’innovazione pretende una leadership aziendale capace di agevolare, gestire ed accompagnare un’adeguata agenda del cambiamento, al fine di facilitare quella nuova cultura organizzativa di cui si è parlato, attenta non solo alle grandi trasformazioni, ma anche e soprattutto ai dettagli e alle quotidianità.

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