La vocazione turistica dell’Italia: il difficile equilibrio tra turismo di massa e tutela del patrimonio culturale e ambientale

Nella nostra epoca, caratterizzata sempre più dalla globalizzazione, in cui gli spostamenti umani non sono più ostacolati significativamente dalle distanze geografiche, appare di sempre maggiore evidenza come l’Italia possa ritagliarsi a livello mondiale un ruolo ancora crescente e predominante di attrazione turistica, oltre quello notevolissimo già oggi raggiunto; al punto da poter puntare a far sì che la voce economica relativa al “turismo” divenga la più rilevante nell’ambito del PIL nazionale (attualmente rappresenta circa il 10% di esso).

Naturalmente, ciò comporta, oltre a rilevanti investimenti in nuove infrastrutture e in formazione, la ricerca di un non facile equilibrio fra l’accoglienza di ulteriori milioni di persone (…oltre quelle cui si è già abituati adesso) e l’imprescindibile necessità di tutelare il patrimonio culturale e naturalistico del nostro Paese.

Il problema non è affatto semplice, richiede soluzioni ad hoc per ciascun luogo e solleva giusti interrogativi sul generale sviluppo economico italiano, posto che rappresenta già una sfida odierna il conciliare la protezione delle bellezze storiche ed ambientali con il turismo dei grandi numeri (…vedi il numero contingentato di accessi giornalieri richiesto da Venezia, o la limitazione ai fast food decretata nei centri storici dalle città a maggiore vocazione turistica).

E’ vero che nuove infrastrutture di accoglienza e ristorazione possono apparire a volte “fuori luogo”, in ambienti storici e naturalistici di grande bellezza, come pure che maggiore traffico può produrre maggiori danni, ma è ugualmente vero che il patrimonio culturale e ambientale deve essere protetto proprio perché la gente possa conoscerlo e beneficiarne …e le persone hanno bisogno di sfamarsi e di riposarsi oltre che di visitare i luoghi; se tutti i servizi alberghieri e di ristoro fossero lontani dai centri storici o naturalistici, si rischierebbe di creare delle  “città museali” e delle “oasi naturalistiche” prive di vita reale e alla fine incapaci di auto-sostentamento economico.

Nascono pertanto vari interrogativi, di complessa soluzione, sulla conversione degli immobili già esistenti, sull’eventuale edificazione di nuove strutture di accoglienza, sulle modalità di erogazione di trasporti per i turisti (ad esempio, per poter limitare l’accesso alle autovetture private, servono investimenti significativi nel trasporto pubblico e grandi parcheggi lontani dai siti), sull’ampiezza di eventuali aree di rispetto intorno ad un luogo (ad esempio, un perimetro di tutela attorno a “monumenti storici”, metodo usato in Francia, favorisce la loro visibilità, ma impone limitazioni urbanistiche).

In Italia, inoltre, si deve tenere conto di un quadro giuridico complesso, dove sussistono plurimi livelli di tutela (locali, nazionali, paesaggistici, vincoli dei beni culturali, vincoli urbanistici, ecc.).

Assicurare al contempo la protezione del patrimonio culturale e ambientale e l’espansione della propria vocazione turistica è un compito veramente difficile e delicato, ma il nostro Paese non può esimersi dall’assumerselo e non può prescinderne, ove non voglia pregiudicare un futuro (forse l’unico…) di sviluppo.

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