Necessario non perdere le opportunità fornite dalle applicazioni tecnologiche della scienza coniugate con la cultura umanistica
L’Italia si caratterizza ancora in Europa per la peggiore combinazione tra elevato debito pubblico, scarsa crescita e forti squilibri demografici.
Inoltre, siamo in una fase di significativo impatto negativo degli aspetti demografici rispetto ai mutamenti nell’organizzazione del lavoro e nella produzione.
Una delle sostanziali conseguenze delle trasformazioni connesse alla quarta rivoluzione industriale è lo spostamento da mansioni routinarie e standardizzate, cioè sostituibili dall’automazione, ad attività in cui il fattore umano possa offrire un valore aggiunto.
Diventa pertanto sempre più importante dotare i giovani sia di una formazione di base solida, sia di competenze avanzate.
Per potenziare i percorsi delle nuove generazioni e abbinare efficacemente domanda ed offerta di lavoro è quindi necessario favorire l’armonizzazione tra propensione all’innovazione e valorizzazione dell’esperienza, tra abilità manuali e capacità creative, tra intelligenza artificiale e intelligenza emotiva; in sostanza, tra conoscenze tecnico-scientifiche e cultura umanistica.
Ciò appare scarsamente perseguibile se l’Italia continua a rimanere intrappolata in una situazione ove la debolezza dell’offerta di lavoro si unisce a bassi investimenti in tecnologie che richiedono alte competenze dei lavoratori e a scarsa adozione di pratiche di lavoro che ne migliorino la produttività.
Lo scenario che queste premesse fanno temere è quello di un Paese che rimane debole, che non cresce, che non espande settori strategici che possano servire a renderlo più competitivo, con conseguente basso rendimento dell’istruzione e con un’automazione usata più per risparmiare sul costo del lavoro che per migliorare il contributo dei lavoratori alla qualità di prodotti e servizi.
In questo scenario non auspicabile, la riduzione demografica della forza lavoro, in combinazione con una formazione fragile ed una scarsa valorizzazione del capitale umano, rischierebbe di proiettare il Paese in un percorso di basso sviluppo, che a sua volta potrebbe ridurre le opportunità di lavoro qualificato in Italia ed incentivare ulteriormente la ricerca di migliori prospettive all’estero.
Andrebbe così ulteriormente ad accentuarsi il paradosso italiano di avere nuove generazioni demograficamente meno consistenti, ma anche meno incluse e meno valorizzate all’interno dei processi di sviluppo del Paese.
Quindi, per l’Italia, e tanto più nell’ambito dell’attuale emergenza pandemica, la possibilità di tornare a crescere in modo significativo è legata alla capacità di cogliere il meglio delle opportunità che la tecnologia abilitante e la cultura umanistica, nel loro senso più ampio, possono offrire al sistema Paese.
L’alternativa è rassegnarsi a veder diventare insostenibile il peso degli squilibri italiani rispetto alla capacità produttiva nazionale.
C’è da sperare e da lavorare, pertanto, nella prospettiva di un altro scenario, in cui il Paese cresca mettendo attivamente in propositiva connessione le competenze avanzate delle nuove generazioni con le nuove opportunità della rivoluzione tecnologica coniugata con la cultura umanistica, quali elementi portanti di un solido piano futuribile che compensi la riduzione demografica della forza lavoro con l’aumento di produttività e un’occupazione di qualità.

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