Azienda familiare: la “rifondazione” può farla sopravvivere e sviluppare
Joseph Schumpeter, economista di rilievo del secolo scorso, coniò l’espressione “distruzione creatrice” per indicare il processo evolutivo dell’economia capitalistica, nella quale le innovazioni tecnologiche e quelle gestionali trasformano il ciclo produttivo, alterando l’equilibrio dei mercati ed eliminando le imprese incapaci d’innovare.
La realtà verificata di tale fenomeno implica che le aziende hanno una speranza di vita limitata: per prolungarne l’esistenza è indispensabile che si adatti la capacità imprenditoriale all’evoluzione dei mercati.
Le nuove generazioni che “rigenerano” le aziende di famiglia, che adattano i prodotti alle modificate esigenze dei mercati, che ampliano i propri target andando all’estero, che diversificano l’ambito di attività, possono opporsi con speranza di successo alle dinamiche della “distruzione creatrice”.
L’evoluzione porta spesso a dover diversificare i propri prodotti e servizi rispetto all’attività originaria dei fondatori; proprio lo sforzo di diversificazione è il banco di prova più impegnativo per le nuove generazioni: devono dimostrare di poter beneficiare dell’essenza imprenditoriale della propria famiglia per avere successo anche in settori diversi da quelli originari.
Le famiglie imprenditoriali possono durare a lungo, ma sono obbligate a generare nuovi imprenditori in ogni generazione.

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