Formazione digitale: educazione, non addestramento
Da venti anni il Sistema Informativo Excelsior di UnionCamere registra i flussi in ingresso dei lavoratori nelle imprese; il suo bacino di riferimento è rappresentato da 1.300.000 aziende e da oltre 11.000.000 di dipendenti, tale da coprire la stragrande maggioranza dei lavoratori occupati in Italia.
I dati del 2017 manifestano come le “competenze digitali” (“e-skills”) siano tra le competenze più ricercate dalle imprese (quasi il 63% del totale del recruiting, stimabile in oltre 4.000.000 di occasioni lavorative).
Si tratta di competenze di cui la maggioranza si riferisce ad “abilità digitali” definite come l’“utilizzo delle tecnologie internet e l’abilità nella gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale”, “la capacità di utilizzare linguaggi matematici ed informatici per organizzare e valutare informazioni qualitative e qualitative” e la capacità di “gestire e applicare tecnologie 4.0”.
Inoltre, la ricerca di competenze digitali non è ristretta alle aree funzionali strettamente “tecniche” (Information technology, Progettazione, Ricerca e Sviluppo), bensì è sempre più indirizzata anche nelle aree amministrativa, risorse umane, servizi generali e funzioni di staff.
Ancora, il possesso di competenze “e-skill” è richiesto particolarmente da imprese rivolte all’esportazione e da imprese fortemente innovatrici.
Il problema maggiore, paradossalmente, è rappresentato però ancora dal fatto che le imprese hanno difficoltà a reperire candidati con buone e-skills, non solo perché questi profili professionali comunque scarseggiano, ma anche a causa dalla mediamente inadeguata preparazione dei candidati.
Non si deve, infatti, dimenticare che le tecnologie digitali non possono essere considerate soltanto come meri strumenti operativi, bensì va tenuto attentamente presente che “il digitale” sta sempre più diventando un modo di lavorare e una sensibilità peculiare del rivolgersi al contesto in cui si vive e si opera.
Per tali motivi ci si deve preoccupare di una formazione che rappresenti una vera e propria “educazione digitale”, piuttosto che una limitata “alfabetizzazione” assimilabile ad un mero addestramento. La cosiddetta “trasformazione digitale” dipende infatti, pressoché integralmente, dal rafforzamento del fattore umano.
Quindi, non si tratta soltanto di insegnare ad utilizzare strumenti tecnologici digitali, bensì di educare ad una più profonda ed articolata comprensione del digitale: il futuro, pertanto, non potrà essere solo “tecnica”, bensì soprattutto “cultura”. In tale prospettiva, le competenze umanistiche (capacità di concettualizzazione, di astrazione, di riflessione, esercizio di pensiero critico) saranno sempre più essenziali per misurarsi con successo con la rivoluzione digitale.

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