Formazione e nuovi lavori nell’epoca della tecnologia avanzata

L’affermarsi  dei nuovi progressi tecnologici può rappresentare una minaccia per milioni di posti di lavoro, ma tale rischio del prossimo futuro avrà meno a che vedere con l’avvento della robotica, quanto piuttosto con i limiti psicologici ed intellettivi dell’essere umano.

Le occupazioni oggi più richieste, come gli sviluppatori di app, gli specialisti di cloud computing o i data scientist,  non esistevano fino a pochi anni fa. Si stima che più del 60% dei bambini che adesso entrano nella scuola primaria svolgerà professioni che ancora non esistono.

In un mercato del lavoro in così rapida evoluzione, ai lavoratori sarà (…ed è già) richiesto di apprendere nozioni e competenze per tutto l’arco della propria vita, dovendo dimostrare grandi capacità di adattamento ed ampia disponibilità a spostarsi da un impiego all’altro; in sintesi, dovranno (e già devono…) maturare un’estrema e variegata resilienza.

In teoria, la formazione continua dovrebbe fornire quella flessibilità intellettuale e quelle adattabilità professionali necessarie per orientarsi nei settori emergenti più dinamici dell’economia, spostandosi dai settori in declino. Se ciò corrispondesse a verità, i centri di formazione dovrebbero semplicemente identificare le competenze che le aziende ricercheranno in futuro e progettare i corsi di conseguenza.

Tuttavia, ad esempio, nell’Unione Europea, solo circa il 10% dei lavoratori ha intrapreso qualche tipo di formazione nel 2017 e tale percentuale cala drasticamente nelle classi di età più avanzate. Se l’apprendimento permanente è la chiave del successo nel mercato del lavoro, perché le persone sono così restie a intraprenderlo? Perché esistono barriere psicologiche ed intellettive spesso poco considerate.

L’economia comportamentale evidenzia che gli esseri umani tendono al mantenimento del già esistente e ad aver paura del cambiamento: cioè, ciascuno tende in genere a sovrastimare i potenziali rischi legati a una modificazione del proprio personale stato, nonché a sottovalutare i potenziali benefici offerti delle nuove opportunità.

La formazione si trova, pertanto, a doversi misurare anche con queste barriere psicologiche innate nell’essere umano; non per questo dovrà abdicare al suo ruolo, ma anzi dovrà affinare strategie e tecniche per superare questi ulteriori ostacoli alla riconversione occupazionale.

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