Il percorso della crescita economica e sociale passa dalla fibra ottica…
Il 20 dicembre 2018 è entrato in vigore il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Essendo una direttiva, esso dovrà essere recepito dai singoli Stati nazionali.
Molte disposizioni del nuovo Codice tendono a favorire gli investimenti nelle infrastrutture di telecomunicazione in fibra ottica di ultima generazione. Si tratta di tecnologie integrali avanzate come Ftth (“Fiber-to-the-home” – “fibra fino a casa”, è il collegamento in fibra ottica che raggiunge la singola abitazione; questa soluzione garantisce la massima velocità di trasmissione all’utente finale, da 10 Mbps fino a 10 Gbps) e 5G (acronimo di “5th Generation”, tecnologie e standard di quinta generazione), che sono gli strumenti-chiave della trasformazione digitale e pertanto della crescita, della competitività, ma anche della qualità della vita, del prossimo decennio.
È previsto che la piena digitalizzazione, tra dieci anni, potrà produrre un aumento del Pil europeo di 4 miliardi di euro al giorno, tuttavia richiederà prestazioni che solo la suddetta fibra ottica integrale (Ftth e 5G) potrà assicurare. Ad esempio, per i servizi di realtà aumentata e virtuale, saranno necessarie capacità di rete di molti Terabit, velocità di accesso di diversi Gigabit al secondo, latenza di pochi millisecondi, resilienza ed efficienza che le reti miste attuali (fibra-rame) non possono assicurare.
Nel nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, lo sviluppo di connettività ad altissima capacità è diventato un primario obiettivo regolamentare, che si aggiunge ai preesistenti (concorrenza, mercato unico e tutela degli utenti). Gli Stati della UE potranno quindi introdurre norme e incentivi per la promozione degli investimenti in reti ad altissima capacità.
L’impegno è tuttavia critico e preoccupante; infatti l’Europa, ma soprattutto l’Italia, rischiano di accumulare un ritardo incolmabile. L’adozione del Ftth in Corea è al 81,6%, in Giappone al 69,1%, in Cina al 61,6%, in Usa al 14,5%; la media UE è del 13,9%, addirittura l’Italia è agli ultimi posti al 2,3%…
Purtroppo, la rivoluzione tecnologica richiede nuovi grandi investimenti e, con poche eccezioni, le società europee dominanti nel settore delle telecomunicazioni non sono in grado di accollarseli: con l’attuale FttCab (“Fiber-to-the-Cabinet” -“fibra fino all’armadio”, è il collegamento in fibra ottica attualmente più diffuso in Europa, che arriva in una cabina esterna vicina alla sede dell’utente, di solito entro 300 metri) tali società tendono a prolungare al massimo la vita della rete in rame, in un’ottica miope di breve periodo, soprattutto al fine di rinviare la svalutazione di un asset patrimonialeprimario.
Per questo motivo, in molti Paesi sono intervenuti, sul mercato della fibra ottica, “operatori infrastrutturali puri” (denominati fiber company e tower company), finanziati da investitori di lungo termine.
Il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche prevede un regime regolamentare agevolato per questi operatori; l’intento è quello di dare un segnale agli investitori, incentivando gli investimenti verso gli operatori infrastrutturali, che non hanno interesse a prolungare la vita del rame né a discriminare i service provider (dato che non competono con loro sui mercati residenziali). Pertanto, è auspicabile che lo Stato italiano recepisca quanto prima questa Direttiva, per non rischiare di rimanere attardato in questo percorso ormai tracciato e in rapido sviluppo.

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