L’arte, un investimento anche per l’Italia?

Il sistema italiano dell’arte potrebbe essere oggi ad un momento cruciale per diventare competitivo a livello internazionale.

Attualmente, ci sono molti presupposti favorevoli, come la qualità degli artisti e delle opere, una valida rete internazionale di galleristi e di curatori, musei di arte antica, moderna e contemporanea che dialogano, collezionisti autorevoli ed impegnati, istituzioni finalmente più attente, una disponibilità di finanziamenti ritrovata e una cultura che sembra rigenerarsi dalla base, assieme ad una formazione che sembra tendere verso l’aggiornamento.

Questo movimento, seppure ancora lento, potrebbe cambiare il volto dell’Italia e porre l’arte e la produzione culturale maggiormente al centro della vita sociale del nostro Paese.

Il riconoscimento giuridico dell’Icc (Impresa culturale e creativa) ha rappresentato una specie di rivoluzione epocale per il nostro ordinamento e l’introduzione nella scorsa manovra finanziaria di uno specifico credito di imposta, per quanto limitato, è indice indubbio, per l’economia nazionale, della ritrovata importanza attribuita dal legislatore al settore culturale.

Certo il sistema dell’arte non è un settore economico come gli altri, per le proprie specifiche ed uniche peculiarità, ma è sicuramente un ambito molto importante per la vita sociale, culturale ed economica del Paese.

Ciò è tanto più vero ove si osservi che l’arte, la produzione culturale ed il suo indotto rappresentano un potente motore per moltissime attività di sviluppo sociale ed economico: una sorta di incubatrice, con un ruolo maieutico, che può produrre nel medio termine innovazione, ricchezza e legame sociale; questo perché l’arte tende di per sé a creare valore.

C’è da augurarsi che la corrente legislatura prosegua nell’impegno verso le politiche culturali.

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