Le condizioni di disuguaglianza socio-economica influenzano il modo di educare i figli

Le ricerche sociologiche più avanzate evidenziano che le condizioni di maggiore o minore disuguaglianza socio-economica, nei diversi Paesi del mondo, dispiegano effetti significativi su aspetti intimi delle relazioni umane, in particolare sui valori e sugli stili genitoriali.

Secondo la più recente indagine World Values Survey (si tratta di un progetto di ricerca globale, che si interessa dei valori e degli atteggiamenti delle persone, di come essi cambino nel tempo e di quale impatto sociale e politico essi abbiano; questo progetto di ricerca viene sviluppato da una rete mondiale di scienziati sociali che, dal 1981, conducono indagini in un centinaio di nazioni), circa il 90% dei genitori cinesi e il 65% di quelli statunitensi ritiene che l’etica del lavoro (“work ethic”) sia una delle virtù essenziali per l’educazione dei figli; nell’Europa continentale, diversamente, la percentuale scende al 30% per la Germania e la Svizzera, e a meno del 15% per i genitori scandinavi.

I risultati si invertono quando si parla di etica dell’autorealizzazione (“self-actualization ethic”): appena il 20% dei cinesi e il 30% degli statunitensi, e ben il 60% degli svedesi, pensa che l’autorealizzazione autonoma sia una delle virtù principali da favorire nei figli.

Come viene sostenuto in un recentissimo interessante saggio (Fabrizio Zilibotti e Matthias Doepke, Love, Money & Parenting – How economics explains the way we raise our kids, Princeton University Press), pare non trattarsi di pure varianti culturali; anzi, tali dati paiono dimostrare che le differenze siano legate sistematicamente ai livelli di disuguaglianza socio-economica.

Nei Paesi a più alta disuguaglianza (Cina, Stati Uniti), i genitori educano i figli ad eccellere individualmente, promuovendo in loro valori improntati a disciplina e sacrificio (“work ethic”).

Nei Paesi a più bassa disuguaglianza (Germania, Svizzera, Paesi Scandinavi), i genitori tendono invece a promuovere creatività ed indipendenza (“self-actualization ethic”).

La relazione tra disuguaglianza socio-economica e stili di genitorialità pare osservarsi non solo confrontando Paesi diversi, ma anche guardando a variazioni nel tempo all’interno di ciascun Paese: quanto più cresce la disuguaglianza socio-economica, tanto più si diffonde la “work ethic” e tanto meno i genitori adottano una “self-actualization ethic”.

L’interpretazione avanzata nel saggio è che i genitori desiderano fornire ai figli dei valori che siano strumentali al successo e alla felicità nella società in cui questi dovranno vivere.

Una forte disuguaglianza socio-economica spinge i genitori a motivare i figli al successo individuale, prima nella scuola e poi nel mercato del lavoro, per proteggerli da temute “regressioni” verso la parte meno abbiente della società.

In società con disuguaglianze socio-economiche meno significative, al contrario, i genitori tendono a lasciare più disponibilità di autonomo sviluppo ai propri figli.

Uno dei fattori più rilevanti evidenziati nel saggio è che nelle società meno diseguali socio-economicamente vi è maggiore tolleranza verso i rischi associati agli errori nelle scelte giovanili e meno paura di sbagliare significa anche un maggiore spirito d’innovazione.

La Svezia e la Finlandia, per esempio, sono Paesi ad alta propensione innovativa; tra i Paesi europei, sono quelli scandinavi che investono la maggiore quota del PIL in ricerca e sviluppo (oltre il 3%); inoltre, l’innovazione e l’adozione tempestiva di nuove tecnologie sono i fattori principali che permettono a questi Paesi di mantenere elevati standard di vita per l’intera popolazione.

E in Italia? Secondo i dati della World Values Survey, i genitori italiani attribuiscono un valore intermedio all’etica del lavoro, in linea con il livello intermedio di disuguaglianza socio-economica.

Inoltre, in Italia vi è scarsa valorizzazione dell’autorealizzazione: solo il 10% dei genitori italiani ritiene la facilitazione del potenziale individuale un valore saliente nell’educare i propri figli.

Secondo il modello sviluppato nel saggio, ciò è conseguente al fatto che in Italia il rendimento economico dell’educazione universitaria è più basso che nella media Ocse; inoltre, le barriere all’imprenditorialità sono elevate e spesso sono le conoscenze personali, piuttosto che i meriti o la creatività, a facilitare l’ingresso e la crescita nel mondo del lavoro.

I modelli di genitorialità sono difficili da modificare se non cambiano le politiche e le istituzioni socio-economiche che li sostengono: i genitori tendono ad adottare lo stile che funziona nella società in cui vivono.

Se si vuole favorire una vita familiare più serena e meno stressata, occorre promuovere riforme che limitino la disuguaglianza socio-economica e la competizione esasperata.

In un Paese come l’Italia, una maggiore meritocrazia e la riduzione delle barriere alla formazione di nuove imprese potrebbero condurre a una genitorialità più focalizzata sull’autorealizzazione del capitale umano e sulla promozione dello spirito imprenditoriale.

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