Legalità delle imprese e certificazione ISO 37001

Assonime si è recentemente espressa sul rilievo che può assumere nel nostro ordinamento l’adozione di una norma tecnica quale la certificazione ISO 37001, che definisce i requisiti del sistema di gestione anticorruzione, dettando standard in materia di prevenzione della corruzione per le organizzazioni pubbliche e private, secondo criteri validi a livello internazionale.

La norma ISO 37001 “Anti-Bribery Management Systems”, pubblicata nell’ottobre dello scorso anno 2016, rappresenta un importante passo nella lotta alla corruzione, basata sulla promozione di una cultura di trasparenza e conformità alle leggi, proprio attraverso il ricorso a norme di autoregolamentazione.

Il rapporto tra certificazioni e modelli organizzativi è da tempo oggetto di dibattito: la questione centrale attiene al difficile equilibrio tra attestazione di criteri di adeguatezza di un modello organizzativo e delle sue procedure, da un lato, ed efficace e concreta attuazione di tali strumenti, dall’altro.

Assonime adotta una visione secondo la quale, ai fini della valutazione del giudice, non dovrebbe rilevare la certificazione in sé, che non può costituire un’esimente automatica per l’impresa, ma la creazione di protocolli uniformi certificati, aggiornati e armonizzati alle migliori pratiche internazionali, quali criteri per valutare la colpa specifica dell’impresa in relazione a fatti di corruzione.

Assonime precisa inoltre la propria posizione asserendo che “…nel caso italiano, la strada meno onerosa per le imprese sia quella di integrare e modificare il modello organizzativo 231 per allinearlo agli standard di qualità richiesti da ISO 37001, e non quella di creare un nuovo Sistema di Gestione anticorruzione”. Ciò in quanto tale opzione appare maggiormente conforme sia a un principio di economicità ed efficienza dell’organizzazione, sia all’obiettivo di non duplicare procedure già contemplate nel modello organizzativo.

In sintesi, Assonime afferma un principio alquanto condivisibile, secondo cui “un’analisi costi-benefici induce a ritenere opportuna per le imprese la certificazione ai sensi ISO 37001, rilasciata da un certificatore la cui indipendenza e imparzialità sia indiscussa, oltre che per quel che concerne il giudizio di responsabilità, anche (e soprattutto) in una chiave di cultura della legalità condivisa a livello globale, di valorizzazione dell’immagine dell’impresa e dunque di competitività della stessa sul mercato”.

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