Necessità di cultura d’impresa
La Banca d’Italia, nella sua pubblicazione «Questioni di economia e finanza nr. 422» di fine gennaio scorso, rileva una ripresa, anche se lenta, della crescita della produttività nel settore manifatturiero e nelle imprese di medie-grandi dimensioni (non in quelle piccole…).
Purtroppo da tale documento emerge anche un ritardo significativo, che riguarda la carenza di competenze gestionali, di cultura d’impresa, necessarie ad indirizzare efficacemente i fattori produttivi, acquisire le nuove tecnologie più adeguate, adottare le strategie più indicate per prodotti, processi ed assetti organizzativi, armonizzare percorsi finanziari e vie di crescita.
In particolare, in Italia le carenze di competenza gestionale si accompagnano frequentemente anche a criticità negli assetti di proprietà e di governance, in particolar modo nelle imprese di piccole dimensioni, che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che per la maggior parte sono a base familiare.
Sempre secondo le ricerche della Banca d’Italia, dove la gestione dell’impresa è familiare, a parità di altre variabili, le pratiche di management sono di peggiore qualità, si rileva minore efficienza e inferiore risulta la propensione a innovare e a internazionalizzare. Sembrerebbe emergere la poco gradevole realtà di un tessuto produttivo formato prevalentemente di imprese invecchiate, dedite al mercato interno, poco orientate all’innovazione e resistenti al cambiamento e alla crescita.
Sembra proprio che ci sia ancora molto da lavorare sulla cultura d’impresa, naturalmente in senso ampio, anche se la qualità dell’insegnamento dell’economia aziendale in Italia sta migliorando.

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