I professionisti e gli artigiani free-lance si trovano sulle piattaforme del web con il crowdworking

Il settore del reclutamento di personale sta vivendo una rivoluzione: basta ormai accedere a un sito internet specializzato, inviare la richiesta, fissare il compenso e attendere che qualcuno, professionisti ma anche artigiani, della “folla dei lavoratori” (dal termine anglosassone “crowd work”) risponda. In alcuni casi, addirittura, si può aprire una vera e propria asta: il progetto migliore si aggiudica il compenso.

Ma chi sono i beneficiari di questo nuovo modo di fare recruiting? Tutti coloro che sono coinvolti in questa nuova forma di intermediazione: certo colui che si aggiudica la commessa, ma anche il committente che si avvantaggia in modo rapido del lavoro ricercato, e poi il sito internet, che mette a disposizione la piattaforma di scambio, a cui va una commissione.

Le stime rilevano che oltre due milioni di persone in Italia starebbero guadagnando oltre la metà del loro reddito sulle piattaforme; dati forse sovrastimati, ma che testimoniano quanto il fenomeno stia prendendo spazio nel mondo del lavoro.

Le piattaforme telematiche di questo tipo attraggono in particolare due profili di lavoratori: il lavoratore autonomo puro, che può così aprirsi a un mercato globale di innumerevoli opportunità, ma anche un lavoratore di profilo più basso, eventualmente emarginato dal mercato ordinario, quasi obbligato a lavorare da remoto. Si prospettano, pertanto, potenzialità notevoli per questo segmento del lavoro digitale.

Con le piattaforme in rete, inoltre, perdono valore i limiti geografici: anche le localizzazioni economicamente meno favorite, dove il costo della vita è più basso, possono trovare benefici dal lavoro remoto.

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