Sostenibilità e competitività sono obiettivi compatibili

Abbiamo già avuto modo di parlare in questo nostro blog di come la transizione ecologica sia al centro del progetto di sviluppo economico della Comunità Europea.

Secondo il “green deal” europeo, il 30% degli investimenti dovranno espressamente avere come obiettivo l’attenzione all’equilibrio climatico e tutti gli investimenti dovranno produrre miglioramenti sostanziali su almeno una delle sei dimensioni del problema ambientale identificate dalla Comunità Europea:

  • mitigazione climatica;
  • adattamento climatico;
  • economia circolare;
  • prevenzione dell’inquinamento;
  • salute dell’ecosistema;
  • uso sostenibile dell’acqua e delle risorse marine;

al contempo senza pregiudicare alcuna delle altre cinque dimensioni.

Per perseguire il successo di questo progetto, c’è bisogno di una visione capace di armonizzare la dimensione economica e quella ambientale, contemperando la generazione di valore e gli obiettivi ecologici.

Non esiste un dualismo tra sostenibilità e competitività, perché la transizione ecologica, con la particolare attenzione a scongiurare il rischio climatico, rappresenta un fattore-chiave della realtà futura delle imprese.

Tale progetto risulta comunque molto impegnativo, perché implica necessariamente lo sviluppo dell’economia circolare (riciclo di materiali nell’ambito dei processi produttivi e riutilizzo dei rifiuti), nonché profonde trasformazioni in tutte le attività lavorative, ma soprattutto nei modi di produrre energia.

In questo percorso, è necessario che gli investimenti privati finalizzati ad accelerare la transizione ecologica, in qualunque settore economico, siano agevolati da condizioni di favore.

La transizione ecologica rappresenta una vera e propria rivoluzione, una trasformazione così profondamente radicale e pervasiva da poter essere riconosciuta come una nuova rivoluzione industriale.

Facciamo in modo che l’Italia non resti indietro in questo percorso, bensì che ne sia protagonista.

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