Una Università che voglia essere competitiva deve privilegiare la didattica
Nella Scuola, e in particolar modo nell’Università, si possono riconoscere le radici di uno Stato: è nella Scuola e nell’Università che si formano le persone che possono fare sviluppare un Paese e che possono migliorare la qualità della vita di chi ci vive.
Le basi scientifiche e culturali dell’offerta formativa italiana sono di ottimo valore; la conferma ci viene dalle migliaia di giovani italiani che, formatisi in patria, lavorano oggi all’estero, in tutto il mondo, e là sono apprezzati e valorizzati.
Se ciò accade, è perché una risorsa fondamentale dell’Università italiana sembra essere la capacità di gestire il corretto equilibrio pedagogico tra ciò che cambia per effetto della tecnologia e ciò che invece è strutturale in virtù della capacità di apprendere e della resilienza al cambiamento.
Ove le competenze tecniche che servono al mondo del lavoro tendono a cambiare sempre più rapidamente, appaiono allora sempre più opportuni e necessari gli investimenti in ciò che può permanere e, in questa dimensione, la nostra tradizione formativa appare vincente.
Tuttavia, per fronteggiare le dinamiche del mercato internazionale della formazione dobbiamo essere consapevoli degli aspetti di debolezza del sistema formativo in Italia e delle priorità d’intervento.
Tra i principali punti di debolezza, in primo luogo la patologica scarsità di investimenti, che richiederebbe quanto prima un’attenta riconsiderazione.
Poi, i contenuti dell’offerta formativa: in Italia non solo si fatica a gestire l’evoluzione degli insegnamenti, ad inserire corsi innovativi e ad eliminare materie obsolete, ma non si è neppure particolarmente reattivi nell’innovare i metodi di insegnamento, nel dare spazio alla didattica esperienziale.
Infine, i modelli di gestione delle Università: sembra proprio che all’estero gli Atenei siano più disponibili a prendere decisioni, più abituati a superare approcci conservativi e a cambiare direzione strategica, ridefinendo alla radice le proposte didattiche.
Stando così le cose, sembra che siano almeno due le priorità d’intervento.
Prima di tutto, la rimozione dei vincoli normativi e burocratici che rallentano il cambiamento dei programmi.
In secondo luogo, l’esigenza di restituire la giusta dignità al ruolo della didattica: Scuola e Università hanno il compito di far maturare il senso di responsabilità della persona, di esercitare al pensiero critico, di favorire il problem solving; e questo è proprio il ruolo della didattica, che deve essere posta di nuovo al centro dell’attenzione, anche nei percorsi di carriera dei docenti…

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